Il Cammino scoppia: riflessioni a mente fredda e lo sguardo rivolto a sud

Ho lasciato passare qualche mese prima di mettermi qui, davanti alla tastiera, a scrivere questo articolo.
Avevo un bisogno fisiologico di far decantare le cose: prima di tutto per smaltire l’amarezza di aver dovuto abbandonare quel Cammino che desideravo così tanto, e poi per fare un po’ di sana introspezione su quello che mi era successo lungo la strada.
Quando sei costretto a fermarti e a tornare a casa prima del previsto, ti resta dentro un senso di incompiutezza difficile da mandare giù dalla sera alla mattina.
Ho voluto far passare del tempo anche per un altro motivo. Volevo che fossero i dati e i numeri a freddo a smentire o a confermare quelle sensazioni a caldo provate lungo il percorso, sensazioni che oggi mi sembrano già lontane ma che in quei giorni pesavano come macigni.
Ma cosa volevo verificare, alla fine?
L’impressione fortissima che il numero di pellegrini incrociati sul sentiero fosse nettamente, vertiginosamente superiore rispetto a quello del 2021, l’anno della riapertura post-pandemia.
Già allora i camminatori avevano preso d’assalto i percorsi e a me, specialmente nel tratto finale, sembravano persino troppi. Volevo capire se fosse solo una mia insofferenza o se la realtà stesse prendendo davvero una piega diversa.
Per fare chiarezza sono andato a spulciare i dati pubblicati dagli ottimi amici del sito Pellegrini di Belluno. E devo dire che i numeri che ho trovato sono a dir poco impressionanti.

Un boom che non accenna a fermarsi.
Le statistiche parlano chiaro e confermano in pieno quello che si respira a pelle: negli ultimi anni il Cammino di Santiago ha vissuto una trasformazione senza precedenti.
Se fino alla fine del secolo scorso rappresentava una devozione per una cerchia ristretta di fedeli o un’avventura per pochi romantici, oggi si è trasformato in un fenomeno culturale e di costume di portata globale.
Centinaia di migliaia di persone invadono ogni anno i sentieri verso la Galizia, polverizzando un record dopo l’altro e ridefinendo completamente il significato stesso di quella esperienza.


A spingere questa marea umana, diciamocelo, non è più soltanto il motivo religioso.
La devozione per l’Apostolo Giacomo forse resta il motore spirituale originario, certo, ma per la maggior parte dei pellegrini di oggi le molle sono altre.
Si cammina per cercare un po’ di benessere interiore, per mettersi alla prova con una sfida personale, o semplicemente per staccare la spina da una quotidianità diventata schizofrenica.
In una società iperconnessa, dove corriamo tutti da mattina a sera, l’idea di ficcare tutto il necessario in uno zaino e camminare per giorni al ritmo dei propri passi è diventata la forma di rigenerazione slow travel per eccellenza.
Mettiamoci poi la cassa di risonanza di cinema, libri, documentari e soprattutto dei social media, ed ecco spiegato perché i percorsi jacobei sono ormai familiari a ogni latitudine.
La mappa del sovraffollamento

Non stò a tediarvi con l’analisi dei numeri che appaiono sul sito: https://oficinadelperegrino.com/estadisticas-nueva/
credo che i dati parlino da soli.
La cosa interessante è che questo aumento costante di presenze non si distribuisce in modo uniforme, ma crea dinamiche molto diverse a seconda dell’itinerario che si sceglie:
Il Cammino Francese: Resta sempre la rotta regina, quella scelta da circa la metà di chi si mette in viaggio. Ha una logistica impeccabile, un’alta densità di albergues e paesaggi iconici, motivo per cui continua ad attrarre chi affronta l’esperienza per la prima volta. I suoi numeri continuano a salire, con una crescita lenta ma inarrestabile. Guardando quella folla sul sentiero, la domanda sorge spontanea: ci sarà mai un limite fisico a questa ascesa, o continueremo ad ammassarci fino al punto di rottura?
Il Cammino Portoghese: Qui parliamo di una vera e propria esplosione, sia nella variante Centrale che in quella Costiera. È decollato quando il Francese ha iniziato a mostrare le prime crepe di saturazione: molti lo hanno scelto come un’alternativa altrettanto affascinante ma teoricamente più tranquilla. Il risultato? Nel giro di poco tempo anche il Portoghese si sta riempiendo a dismisura e, a mio avviso, è solo questione di tempo prima che inizi a soffrire degli stessi identici problemi di sovraffollamento del Francese.
Le Vie Alternative (Nord, Primitivo, Inglese): Percorsi più severi o più brevi che registrano un aumento marcato soprattutto tra i camminatori con un po’ più di esperienza alle spalle, o semplicemente tra chi cerca disperatamente di sfuggire alla calca dei tracciati principali.
La vecchia signora
In mezzo a questo gioioso trambusto, c’è un titano che se ne sta tranquillo a godersi la pace del paesaggio: la mitica Vía de la Plata.
Mentre gli altri percorsi fanno il pieno di allegra confusione, l’antica via romana che sale da Siviglia verso nord rimane un itinerario favolosamente controcorrente. Rappresenta meno del 3% dei pellegrini totali, ed è proprio questo il suo fascino d’altri tempi!
È una rotta che richiede cuore, entusiasmo e un pizzico di sana pazzia.
Tanto per cominciare, è un viaggio epico da quasi 1.000 chilometri!
Per percorrerla tutta servono da 35 a 45 giorni di pura immersione nella Spagna più autentica.
In più, la natura qui fa da padrona: risalire l’Andalusia e l’Estremadura regala orizzonti sconfinati e cieli immensi, ma richiede anche di saper gestire il grande caldo solare, concentrando il viaggio nelle splendide finestre primaverili o autunnali.
La Plata è una continua e gratificante scoperta: niente folla, tappe ampie, spazi infiniti tra le dehesas e una logistica essenziale che ti fa sentire un vero esploratore.
Qui non ci sono le prenotazioni al volo con l’app o i servizi “tutto pronto”: ci sei tu, la tua borraccia, il tuo zaino e la bellezza immensa di una natura che ti parla ad ogni passo.
È il rifugio perfetto per chi cerca l’essenzialità, il silenzio e una connessione viscerale con la terra.
Guardare avanti con un gran bel sorriso!
Riflettere su tutto questo a mente serena mi ha portato a due splendide conferme.
La prima è che il mio stop forzato non è stato affatto un fallimento, ma solo un colpo di scena del viaggio! Il sentiero era davvero affollatissimo e, per come vivo io il cammino, la calca avrebbe finito per appesantirmi l’anima. Fermarmi è stata una scelta di rispetto verso me stesso e verso il senso di libertà che cerco quando cammino.
Non avevo “bisogno” di finire il Cammino. Se ci fossero state le condizioni lo avrei fatto volentieri e senza sforzo…ma qualcosa dentro di me ha deciso diversamente.
La seconda conferma è che la mia intuizione iniziale era quella autentica: la mia vera, grande bussola indicava fin da subito la Vía de la Plata!
È lì che mi aspetta la grande avventura, tra gli spazi sconfinati, l’orizzonte aperto e quel senso di meravigliosa solitudine che fa cantare il cuore. Ho già iniziato a programmare lo zaino con il sorriso sulle labbra: l’anno prossimo ci sarà tutta un’altra storia da raccontare, ed è già ora di cominciare a sognarla!